Potenziale occupazionale di Energia Verde in Italia

Grande potenziale occupazionale di Energia Sostenibile in Italia entro 2030

L’emergenza climatica unita agli effetti della pandemia sono i due fattori di crisi non più eludibili. In tal senso, dobbiamo ripartire da queste problematiche, affinché le soluzioni a lungo termine prospettate possano avere degli effetti positivi sull’economia e i risvolti occupazionali.

Nel nostro Paese una strategia di ripartenza non può prescindere dal conseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. Le misure di sviluppo rapido, utili per favorire la transizione ecologica, passano dalle fonti energetiche rinnovabili a misure incisive, utili per ridurre i consumi di energia.

Ad oggi sappiamo che il modello produttivo lineare non è più sostenibile e va sostituito con un modello circolare. Le nostre città necessitano di miglioramento della qualità, attraverso programmi di rigenerazione urbana perseguendo l’ideale della green city. Non solo, ma è necessario approcciare in maniera innovativa anche al problema della mobilità per risolvere l’inquinamento e la congestione del traffico.

Sono diverse le sfide ambientali che ci aspettano: proprio queste ultime possono trasformarsi in opportunità per fondare un nuovo modello di sviluppo che possa incidere positivamente anche sull’occupazione.

Il futuro delle attività economiche e dell’occupazione stessa è strettamente interconnesso alla qualità ecologica dello sviluppo. In particolare, se la crisi climatica dovesse peggiorare allora anche le ripercussioni in ambito occupazionale sarebbero gravi.

I cambiamenti climatici uniti ad altre crisi ecologiche possono avere insieme un impatto negativo sullo sviluppo e sul mercato del lavoro.

Tuttavia, investendo su innovazione e sull’energia verde, si potrebbe porre finalmente la base per uno sviluppo sostenibile e una nuova occupazione. In passato, è stato stimato dal World Employment and Social Outlook 2018: Greening with Jobs, che il ricorso a politiche di green economy consentirebbe di creare al mondo 24 milioni di posti di lavoro entro la data del 2030.

Tali politiche dovrebbero avere lo scopo di limitare sotto i 2°C il riscaldamento globale. La forza lavoro impiegata nello scopo richiederebbe l’impiego in Europa di circa 2 milioni di persone.

Energia Verde che fa crescere anche la forza di lavoro

In alcuni paesi, l’energia verde è diventata un vero e proprio business. La Cina, per esempio, detiene il 39% dei posti di lavoro nel settore delle energie rinnovabili. Nonostante la pandemia, il settore delle fonti rinnovabili ha richiesto un maggior investimento sulle risorse umane, creando 500mila posti di lavoro, come riportato dal Renewable Energy and Jobs: Annual Review 2021.

Dal 2019 al 2020 gli occupati nella green energy sono passati dagli 11,5 milioni a 12 milioni. La pandemia ha rallentato questo processo, in quanto alcuni segmenti sono stati più colpiti di altri, come per esempio il campo dei biocombustibili liquidi, per il quale si è assistito a un calo di domanda.

L’eolico e il fotovoltaico, invece, si sono dimostrati i due settori più resilienti che hanno continuato a guidare la crescita dell’occupazione verde.

Crescita dei posti di lavoro nel fotovoltaico

Il segmento del fotovoltaico, come abbiamo detto, rappresenta uno di quei settori che è riuscito a superare indenne la crisi innescata dalla pandemia. Inoltre, l’energia solare fotovoltaica rappresenta la fonte di energia più flessibile e a basso costo.

In Europa è necessaria un’espansione rapida per garantire la sicurezza energetica e poter conseguire gli impegni controfirmati nell’Accordo di Parigi. Investire sul fotovoltaico ha un’importanza cruciale per poter raggiungere la neutralità delle emissioni nel 2050.

Una conseguenza del potenziamento della produzione di energia elettrica da fotovoltaico richiede anche un incremento della forza lavoro. In particolare, secondo l’EU Solar Jobs Report 2021, nel solare, sono state impiegate in Europa 357.000 persone a tempo pieno.

Secondo le prospettive di crescita a 5 e 10 e a seconda delle strategie impiegate, più o meno ambiziose, si conta che la cifra possa essere addirittura triplicata, passando a 1,1 milioni di persone occupate nel fotovoltaico nel prossimo decennio.

Ciò sarà necessario soprattutto se la Commissione europea dovesse adottare la proposta di obiettivo di decarbonizzazione che prevede il conseguimento dell’autonomia energetica grazie a una produzione da fonte rinnovabile pari al 45%

Un altro fattore molto importante da considerare sul fronte occupazionale è che il fotovoltaico, oltre a guidare la transizione ecologica, ha la capacità per assorbire i 500.000 lavoratori attivi nell’UE nell’ambito del carbone. Proprio il processo di decarbonizzazione prevede l’eliminazione di determinate mansioni che dovranno essere riconvertite nel prossimo decennio.

Molte regioni carbonifere in Europa hanno già iniziato la loro transizione energetica, come dimostrano i cinque parchi eolici sono stati realizzati in siti dove erano situate delle miniere di carbone.

Per incrementare la produzione di energia da fotovoltaico bisogna promuovere una strategia solare che possa garantire la sicurezza energetica nel lungo periodo. Il solare è destinato a coprire la maggior parte della produzione di energia diventando protagonista dell’economia decarbonizzata.

Tutto questo sarà possibile anche attraverso investimenti verso lo sviluppo di una forza lavoro sempre più qualificata e specializzata, per andare a coprire il numero di posti creati proprio attraverso la green economy.

In particolare, tra le strategie che si possono sviluppare rapidamente, per aumentare la produzione da solare, abbiamo al vaglio la realizzazione dei tetti fotovoltaici. Per la realizzazione di questi ultimi sarà necessario, per esempio, la creazione di posti di lavoro come progettista di impianti fotovoltaici e l’aumento di posti di lavoro per installatore di impianti fotovoltaici.

Si stima che realizzando i tetti fotovoltaici in tutta Europa si potrebbe arrivare fino al 25% del fabbisogno energetico del continente, un traguardo da non sottovalutare.

In Italia, il comparto delle rinnovabili seppure conosca una tendenza positiva, ed uscito dalla stagione difficile rappresentata dal 2020, stenta a decollare come ci si aspettava. Gli sforzi finora fatti non sono sufficienti per poter arrivare agli obiettivi di generazione previsti dalle politiche nazionali e che risponderebbero, a loro volta, agli obiettivi prefissati dall’Agenda 2030.

Il processo di decarbonizzazione in Italia è in parte ostacolato da una burocrazia lenta e farraginosa. In particolare, per la realizzazione di alcuni impianti rinnovabili come, per esempio, l’installazione di pale eoliche, spesso si assiste alla resistenza delle comunità locali che bloccano lo sviluppo di nuovi impianti.

Lo sviluppo di produzione di energia da fonti rinnovabili, invece, è cruciale anche per sostenere l’industria e quei settori di produzione che sono da sempre ritenuti energivori.

È necessario anche snellire il percorso che autorizza i lavori per la realizzazione di un impianto rinnovabile. Si stima che quest’ultimo abbia un iter complesso e lungo, con una durata di circa 7 anni e, nel nostro Paese, i costi relativi alla realizzazione sono tra i più alti in Europa. La lentezza è dovuta anche alla moltiplicazione dei centri decisionali, per cui ci si deve relazionare con enti locali, regionali ed eventualmente con le soprintendenze.

Le linee guida espresse dalle normative vigenti, spesso, si dimostrano anacronistiche e non allineate con le nuove esigenze ambientali e sociali, per cui i lavori diventano estremamente lunghi, per via di continue interruzioni.

La nuova occupazione e la formazione professionale

Altro punto fondamentale riguarda la creazione di figure professionali ad hoc che possano sviluppare competenze in linea con la green economy. La progettazione educativa non può prescindere dal formare le nuove generazioni ponendo al primo posto concetti di giustizia e responsabilità.

La formazione professionale per gli attori della green economy dovrà far apprendere le strategie per tutelare quel delicato equilibrio che consente di coniugare benessere sociale, conservazione delle risorse e il rispetto dei diritti intergenerazionali che costituiranno la nuova base per ottenere anche il benessere economico.

La cultura della sostenibilità deve essere promossa nelle scuole di ogni ordine e grado, fino a occupare un posto di rilievo all’interno della formazione professionale.

Di seguito un approfondimento sulle tipologie di sostenibilità.

Nel campo della formazione e del lavoro si dovrà operare su più fronti. Da un lato accrescere il bagaglio delle competenze e del sapere tecnico, utile per operare in maniera pratica, e migliorare le conoscenze in ambito economico fondamentali per l’ambito organizzativo e manageriale; dall’altro lato sarà utile formare delle risorse non orientate alle performance, ma che hanno il compito di promuovere l’integrazione delle differenze, la cultura della giustizia e il concetto di responsabilità sociale, proprio per rendere concreto il concetto di sostenibilità sociale.

Nel quadro della green economy va ripensata anche la figura del lavoratore, non solo visto come colui attraverso il quale raggiungere traguardi di efficienza e profitto sempre più alti, ma al successo si contrappone la necessità di ripensare il ruolo del lavoro nella vita sociale e personale. Il lavoro resta sempre un elemento fondamentale della costruzione della propria identità; tuttavia, ogni attività non deve mai perdere di vista il benessere e la sicurezza del lavoratore.

Dai presupposti filosofici che saranno alla base della formazione dei professionisti della green economy, passiamo a quelli di ordine pratico. Per favorire lo sviluppo e una maggior incisività nel contrasto al cambiamento climatico occorre formare al più presto figure professionali pronte ad assumere il proprio ruolo all’interno del grande progetto rappresentato dalla transizione ecologica.

È fondamentale in questo contesto accrescere il livello di competenze nel comparto dell’energia pulita. Un punto di forza sarà rappresentato dalla collaborazione tra datori di lavoro e formatori per rispondere in maniera centrata alle esigenze dei diversi contesti lavorativi.

Tipi e sbocchi lavorativi

In base a quanto finora detto ci saranno delle figure professionali che saranno richieste nei prossimi anni. Le aziende, infatti, sono sempre più alla ricerca di profili specializzati nella gestione ecosostenibile delle risorse.

Investire sulla sostenibilità, per le aziende italiane, significa risparmiare sugli oneri di responsabilità ambientale, ma anche migliorare l’efficienza energetica. Rendere sostenibili i propri processi produttivi consente inoltre il conseguimento di certificazioni ambientali che offrono un vantaggio competitivo all’interno del posizionamento sul mercato.

Tra le università più antiche che hanno dedicato spazio alle materie green, avviando corsi di laurea in Scienze Ambientali ci sono gli atenei di Bologna e Firenze. A livello di formazione universitaria sono stati attivati corsi come quelli di:

  • Architettura ambientale al Politecnico di Milano;
  • Ingegneria energetica a Roma;
  • Enviromental Economics a Bologna.

A Venezia il corso di studi di Scienze Ambientali si suddivide in tre percorsi che comprendono Scienza della società e del servizio sociale, Scienze ambientali, Chimica e Tecnologie sostenibili.

Questi rappresentano solo degli esempi di come anche la formazione universitaria si stia adattando alla creazione della nuova classe dirigente sempre più in grado di progettare un futuro sostenibile.

Il lavoro green è orientato al rispetto dell’ambiente ed è connesso non solo con il mondo dell’energia naturale, ma tocca diversi ambiti e diversi settori: dall’agricoltura all’industria.

Tra le professioni più richieste nei prossimi anni ci saranno:

L’ingegnere ambientale che, come figura professionale, risolve problematiche relative all’ambiente e alla sostenibilità ricercando soluzioni per problematiche riguardanti lo smaltimento dei rifiuti, l’edilizia sostenibile.

Il promotore edile di materiali sostenibili che si occupa di rappresentare le imprese produttrici oppure sceglie i materiali green in ambito edile, proprio per rendere più ecocompatibili sia gli ambienti indoor che le costruzioni in generale.

Il bioinformatico, invece, è una professione che armonizza le conoscenze di biologia con quelle informatiche. La sua funzione è quella di realizzare software e banche dati a scopo scientifico.

Il meccatronico green è una figura che andrà a convertire quella del meccanico e dell’elettrauto, accorpando le competenze nello stesso individuo. Tale professione sarà certificata e sarà utile per la partecipazione alla creazione di motori più efficienti in termini di sostenibilità ambientale.

Naturalmente, a questa lista non possono mancare ruoli come l’installatore di pannelli fotovoltaici, l’agente di commercio per l’installazione di pannelli fotovoltaici o per l’energia sostenibile. Questi tipi di lavoro saranno tra i più utili e più richiesti.

Ma non solo: tra i nuovi posti di lavoro spiccano anche figure professionali come per esempio il cuoco sostenibile o il food designer che saranno impegnati in prima linea nella ricerca a forme di approccio al cibo che limita al massimo gli sprechi. Progettazione della filiera alimentare fino alla logistica saranno le caratteristiche che contraddistingueranno il settore alimentare eco sostenibile.

Il settore dell’educazione e della formazione richiederanno figure professionali come l’educatore ambientale che dovrà coadiuvare i processi che favoriranno la transizione ecologica attraverso progetti di sensibilizzazione.

Il giurista ambientale è un’altra figura emergente che offre sostegno sia per quanto riguarda la sostenibilità amministrativa che economica e ambientale. Un’altra figura ricercata fra le aziende sarà lo specialista in contabilità verde che potrà supportare i clienti nella scelta di soluzioni green e aiutare gli assistiti nell’accesso a incentivi e bonus.

Nuovi posti di lavoro puliti e sicuri

Con l’avvento delle nuove professioni green e con la costruzione di stabilimenti per la produzione di energie rinnovabili nelle zone ad alta intensità di carbone, non solo si creano nuove necessità occupazionali, ma si creano posti di lavoro puliti e sicuri.

Un esempio è contraddistinto dai parchi solari nelle regioni di Brandeburgo, Sassonia e Nord Reno-Westfalia che erano, per l’appunto, zone ad alta intensità di carbone.

Da quanto finora detto, ci accorgiamo che il solare ha un potenziale occupazionale ineguagliabile: passare all’energia pulita significa operare in maniera più sicura e soprattutto non entrare in contatto con ambienti di lavoro poco salubri.

Nuovi posti di lavoro in ottica sostenibile significa anche migliorare l’equilibrio di genere. L’impegno sarà quello di favorire una transizione giusta e inclusiva. In particolar modo per ciò che concerne l’occupazione femminile. La pandemia ha reso maggiormente vulnerabili le donne agli shock economici. La transizione ecologica e la rivoluzione sostenibile non può, quindi, prescindere dal garantire un equo salario, luoghi di lavoro sicuri e il rispetto dei diritti per tutti i generi.